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Tutto quel che puo' venire in mente a un italiano che si e' sposato e spostato in california
TECNOLOGIE
12 marzo 2012
Diario: Tecnologie: Una mia riflessione sui corsi di formazione software
Sto cercando di riprendere a scrivere sul blog; seguo sempre le vicende arosiane e della comunita' amighista attraverso i forum e le mailing list, anche se recentemente la vita e il lavoro ci si sono messi di mezzo pesantemente; penso che appena avro' ripreso dimestichezza parlero' anche della bounty sull'adeguamento di Zune assegnata a Neil Cafferkey - noto per aver lavorato allo stack wireless e a diversi drivers di esso -  e ad alcuni commenti relativi alla bounty postati sul form nonsoloamiga.com, dei progressi di Scalos, della distro di Nikos, sull'iniziativa dei Papercuts, sulla aBI v1, la nuova distro 68k in progress e di altri avvenimenti delle comunita';

piuttosto, ho deciso di prendere la palla al balzo e di tentare un soft-restart del blog con un argomento di cui diverse volte ho sentito l'urgenza interna di parlare ma poi sia per un po' di pigrizia che per altre cose non ho mai intrapreso direttamente.

Ho avuto modo in passato di seguire ed anche di tenere un paio di lezioni su vari argomenti informatici, alcune lezioni private su HTML e su come fare pagine web, ho lavorato alla realizzazione di un CD-ROM educativo e collaborato a due CD-ROMs di auto-istruzione per programmi contabili; infine avevo recentemente anche provato a fare degli screencast per AROS (qui) e (qui), nonostante cio' non mi ritengo un esperto sull'educazione -ci mancherebbe, c'e' gente che ne fa un lavoro ed una passione - mentre io manco anche la pazienza di imparare per bene alla mia sciura l'italiano (ha imparato un po' ma sulla struttura delle frasi,verbi,ecc c'e' da lavorare), ma comunque questo non dovrebbe impedirmi di esprimermi - come opinione, qunidi niente imposizioni - su come secondo me cose come i corsi relativi a computer e programmi informatici possono migliorare il loro approccio.

Adesso pensiamo un momento a uno dei passatempi preferiti di coloro che lavorano nell'ambito IT: andare a consolarsi delle nostre fatiche leggendo le sventure altrui su blogs noti quali le storie della sala macchine, io e gli utonti e simili;  ci si trova davanti spesso in queste storie a persone la cui ignoranza informatica e' disarmante o sconsolante: tutti noi sappiamo che cose del genere, al di la di uno zoccolo duro di incorreggibili, dipendono molto anche dal rapporto con il computer che codeste persone hanno, ovvero, come lo vedono e come lo usano, moltre volte mi chiedo pero' se dipenda anche da come lo hanno o gli e' stato imparato ad usarlo: si sono avvicinati spontaneamente o e' stato imposto loro?  Il loro insegnante era motivato e capace di non solo dire o ripetere nozioni oppure semplicemente andava avanti con un copione prefabbricato? Si cercava di insegnare loro oltre che lo strimento in se anche le filosofie dietro o semplicemente era una dimostrazione delle opzioni dei programmi?

Un paio di anni fa mia moglie si iscrive a un paio di corsi base informatici su internet e sul word processing; ricordo come mi aveva detto che il suo docente si lamentava del fatto che non possedevamo l'ultima versione di Word (la 2007 appena uscita) anzi, non possiedo manco word, solamente openoffice; personalmente non lo avrei definito un problema ma vedevo mia moglie in difficolta' a seguire il corso e non ritrovare lo stesso identico ambiente su cui imparava in sede a casa. 

<opinione>
Ho veramente l'impressione che certe volte i corsi non sono impostati nella maniera giusta, non adattandosi alle necessita' ed alle lacune dello studente; ho certe volte idea che tale stato delle cose non dipende solo da una piu; alta difficolta' nell'impostare le lezioni in maniera per cosi' dire 'platform agnostic', ma anche verso una visione piu' 'commerciale' dei corsi informatici, fornendo corsi pacchettizzati e ridotti al minimo si da far seguire ai veramente interessati piu' corsi - e quindi sborsare piu; quattrini - per imparare cosa veramente serva; 

Chiaro che il mio punto di vista, da squattrinato cronico e da idealista e' diferente:
 anche se questo probabilmente significa demolire un business ben consolidato, la mia idea e' che i corsi debbano spiegare il non solo tutte le funzioni, ma anche prenderla piu' alla lontana, spiegando i principi dietro le metafore usate nel programma stesso, e di farlo in maniera intercambiabile si che quello che imparo su un programma possa poi essere, almeno parzialmente, utilizzato su un programma concorrente.
</opinione>
Un esempio quasi banale, senza volerlo anche legato a cosa detto sopra: Word o comunque i programmi di word processing.

Quando nel 1995 ho seguito il corso di operatore automazione ufficio in quel di Pesaro, tenuto da una azienda di Urbino chiamata info-data; il loro sito e' ancora in piedi qui ma non pare aggiornato da lungo tempo :/ il corso e' stato abbastanza completo; non ero un novellino verso il computing, avevo il mio amiga da circa sei anni anche se principalmente lo usavo per grafica e musica; comunque la cosa interessante del corso era che non eravamo solamente addestrati sull'uso di windows 95 e la suite office 4.3 con word 6, excel 5 ed access, ma ci sono state anche insegnate le metafore usate dai vari programmi; cose tipo cosa e' un paragrafo, il righello in alto, la struttura di un documento,ecc; e questo si e' rivelato estremamente utile per me visto che non avendo ai tempi un PC facevo gli esercizi a casa sul mio amiga 1200 e l'emulazione mac di shapeshifter usandoci word 5 excel e clarisworks, gentilmente forniti da miei amici con mac ed emulatori (grazie max e pietro ^^ ), e quindi cercando di trasferire dove possibile le conoscenze accumulate. Fosse stato un corso molto piu' tipo quelli odierni con le features insegnate alla guisa di indicazioni stradali non credo sarei riuscito ad andare avanti.

Probabilmente sono stato fortunato io a trovare un buon corso e un buon insegnante, oppure non sto valutando obiettivamente quanto il mio background tecnologico - benche' prima di questo corso si limitasse quasi esclusivamente agli otto bit e amiga, una veramente minima infarinatura di dos e gw-basic - mi abbia avvantaggiato: onestamente non so se il mio punto di vista e' coerente; sarei curioso di sapere anche la vostra opinione: commentate e fatemi sapere.
VIAGGI
28 maggio 2008
Sfogo: Fuor dalla Patria l'eco della natia musica s'ode...
...ma e' sempre la solita solfa :(
Leggete questo e questo articolo sul Corriere Adriatico:

Ancora una volta le amministrazioni locali dimostrano la solita lungimiranza degna di una talpa miope verso il turismo: cantieri aperti in piena stagione turistica, regole farraginose, mancata adesione a manifestazioni, carenza di segnaletica e di strutture, politica edilizia e di sviluppo che va in direzioni diametralmente opposte a quelle che sarebbero opportune per lo sviluppo del comparto.

Non che le altre parti della mia regione e dell'italia stessa siano meglio, ma la situazione di Mondolfo e Marotta e' endemica: prese dalla romagna e Rimini a nord, Urbino a nord-est, la riviera del Conero a sud, il sottosviluppo di Mondolfo nel turismo e' incredibile.

E anche quello della regione marche stessa e' incredibile, per una regione come questa che potrebbe concorrere quasi al pari della toscana.

Sono partito da tre anni dal mio paesino conosciuto come il "balcone sull'Adriatico" e vedo sempre la stessa storia, anzi: peggio di prima, quando ho saputo che la Cacciata, la nostra rievocazione folcloristica legata al gioco del pallone al bracciale, antenato del tamburello, era stata cancellata l'anno scorso e non ho buoni presagi neanche per l'anno corrente.

Piu' che altro sono stanco della mentalita' stessa del marchigiano: lavoratore si, devoto pure, magari di indole rossa , socievole se lo sai prendere nella giusta maniera, ma duro come un masso di granito rivestito di cemento armato e, purtroppo, basicamente provincialotto e chiuso mentalmente al rinnovamento.

Perche' e' quello il segreto del successo nel turismo: apertura mentale, essere disponibili a compromessi e ad accontentare il turista, magari sedurlo non solo con quel che si ha ma offrirgli anche qualcosina in piu', dargli modo di vedere le meraviglie locali (trasporti e infrastrutture), farlo divertire (attrazioni, manifestazioni e locali), magari viziarlo un po' (attivita' commerciali) ,dirgli dove andare, cosa fare (informazione adeguata), offrirgli del buon cibo non troppo caro (ristoranti con un ragionevole costo) e soprattutto essere disponibili a relazionare con persone che hanno un modo di pensare, di vestire e di apparire diverso dal nostro.

Esattamente quel che manca nelle marche, a differenza della vicina Romagna.


Gente, io mi sono onestamente stancato di sentir dire da coloro che incontro che sono stati a Milano, Venezia, Firenze, Roma, Napoli,. Capri (il solito corridoio er i turisti americani e stranieri in italia) e che non sanno neanche cosa siano le marche.

Abbiamo Urbino, citta' natia di Raffaello, abbiamo la riviera del conero che puo' esser paragonata al gargano e alla costiera amalfitana: colline piu' dolci e poetiche di quelle toscane con vini altrettanto buoni, un corridoio da favola come la val marecchia a meta' tra Romagna e marche in cui, essendo circondati da castelli pare realmente di sentirsi nel medioevo: spiagge con sabbia fine (la sabbia di santa monica al confronto e' ghiaia da costruzione a grani grossi), acque poco profonde, calde (provate a tuffarvi nell'oceano: tremendamente freddo) e senza squali, tranne il buon vecchio willy (chiedete a mia moglie che ha amato la spiaggia della cesanella): un atmosfera molto piu' domestica, rilassante e buon cibo.

Persone come me han dovuto andar via di casa per farsi una famiglia: il turismo darebbe da lavorare e mangiare per molta gentee darebbe un colpo di frusta alle industrie che gravitano sui servizi legati ad esso: il cosiddetto indotto.

E invece noi i turisti li strangoliamo con prezzi altissimi, li maltrattiamo e lasciamo a loro stessi con le nostre strutture inesistenti,li facciamo annoiare e andare altrove a divertirsi e li consideriamo mucche da mungere e tontoloni da abbindolare, quei pochi che nonostante la - secondo me voluta - NON promozione delle bellezze locali hanno il coraggio di avventurarsi nella costiera marchigiana.

Dubito che questo articolo faccia la differenza e far ripensare intere giunte e demolire interessi privati, ma come sfogo per una situazione che ho visto crescere con i miei occhi e che ho sempre avversato (di)sperando un giorno che Marotta e la riviera adriatica nord marchigiana diventassero come la romagna e coltivando idee di aprire il mio internet cafe in quel di Marotta, penso sia adeguato.
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